Sentenza su Danno non Patrimoniale


Sentenza su Danno non Patrimoniale

La Corte di Cassazione, con la sentenze n. 531 del 14 gennaio 2014, torna a pronunciarsi in ordine alla configurazione del “danno non patrimoniale” previsto dall’art. 2059 c.c..

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Nella richiamata pronuncia i giudici di legittimità riaffrontano l’annosa questione della configurabilità o meno di una diversificazione delle voci di danno non patrimoniale tra loro autonome ed indipendenti.

Sul punto, la Terza Sezione della Suprema Corte, aderendo al principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite nel 2008, ha statuito che “le espressioni “danno esistenziale” e “danno biologico” non esprimono distinte categorie di danno, tantomeno l’uno può ritenersi una sottocategoria dell’altro, trattandosi, piuttosto, di locuzioni meramente descrittive dell’unica categoria di danno, che è quella del danno non patrimoniale, da identificarsi nel danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica” (Cass. sent. n. 531/2014). Compito del Giudice – prosegue la Cassazione – è dunque quello di accertare “l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e procedendo alla loro integrale riparazione”.

La sentenza in commento aderisce dunque all’orientamento maggioritario seguito dalla Corte di legittimità per cui il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 configura un’unica categoria di danno risarcibile, risultando in essa integralmente assorbite le diverse “voci” del danno esistenziale, danno morale e danno dinamico-relazionale individuate negli anni dalla giurisprudenza di merito e di legittimità.

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