Riconoscimento del lavoro subordinato


Riconoscimento del lavoro subordinato

Rapporto di lavoro subordinato: quando sussiste e come chiederne il riconoscimento in giudizio.

L’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro costituisce il criterio distintivo tra un rapporto di lavoro subordinato e il lavoro autonomo.

Tale subordinazione, tuttavia, non sempre risulta di immediata percezione. In molti casi, infatti, rapporti lavorativi qualificati contrattualmente come autonomi si risolvono invece in veri e propri rapporti di natura subordinata.

Al fine di consentire al lavoratore di tutelare i propri diritti e di ottenere il riconoscimento della natura subordinata del lavoro svolto, la giurisprudenza di merito e di legittimità ha, nel tempo, individuato gli elementi che consentono di procedere alla corretta qualificazione del rapporto in questione, a prescindere dalla definizione che ne sia stata data dalle parti.

Il principale indice rivelatore della subordinazione si identifica nella eterodirezione, o subordinazione  tecnico funzionale, da intendersi come vincolo di natura personale che assoggetta il lavoratore al potere direttivo del datore, con conseguente limitazione alla sua autonomia (in tal senso, ex multis, Cassazione sez. lav. sentenza n. 22984 del 2 ottobre 2017 e ordinanza n. 7587 del 27 marzo 2018).

La qualificazione del rapporto operata dalle parti al momento della sottoscrizione del contratto di lavoro non preclude, pertanto, al lavoratore la possibilità di agire in giudizio per far valere la subordinazione del rapporto. Ciò che rileva è, infatti, la sussistenza del potere direttivo, organizzativo e disciplinare al quale il lavoratore deve essere soggetto, ove si esplichi con ordini specifici e non semplici direttive di carattere generale.

Gli ulteriori elementi, quali l’obbligo di osservare un orario di lavoro, l’assenza di rischio d’impresa, la retribuzione fissa periodica, l’utilizzazione di strumenti di lavoro dell’azienda e lo svolgimento della prestazione in ambienti messi a disposizione dal datore di lavoro, sono sussidiari, in quanto la  subordinazione postula la necessità che la prestazione d’opera sia regolata specificamente nel suo svolgimento e che, quindi, il potere direttivo del datore inerisca all’intrinseca esecuzione della stessa.

Tuttavia, i criteri sussidiari “possono costituire indici rivelatori della subordinazione, idonei anche a prevalere sull’eventuale volontà contraria manifestata dalle parti, ove incompatibili con l’assetto previsto dalle stesse”( Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione che, con la ordinanza n. 7587 del 27 marzo 2018).

Dunque, nei casi in cui la natura particolare della prestazione svolta rende più complessa l’attività di indagine che il Giudice andrà a compiere circa la sussistenza della  eterodeterminazione (ad esempio, ove siano prestazioni di natura intellettuale) la prova degli indici sussidiari assume valore discriminante.

Ad esempio, in materia di attività giornalistica, il carattere della  subordinazione risulta attenuato per la creatività e la particolare autonomia qualificanti la prestazione lavorativa, nonché per la natura prettamente intellettuale dell’attività stessa. Pertanto, assume decisivo rilievo, ai fini dell’individuazione del vincolo, (i) l’inserimento continuativo ed organico delle prestazioni nell’organizzazione d’impresa, così da assicurare, quantomeno per un apprezzabile periodo di tempo, la soddisfazione di un’esigenza informativa del giornale, attraverso la sistematica compilazione di articoli su specifici argomenti o di rubriche; (ii) la permanenza, nell’intervallo tra una prestazione e l’altra, della disponibilità del lavoratore rispetto alle esigenze del datore di lavoro.  (Cassazione, lav. sentenza n. 29368 del 14 novembre 2018).

Dunque, in fattispecie che potrebbero apparire simili, i Giudici di merito hanno adottato decisioni apparentemente contrastanti sulla scorta di un differente complessivo esame della vicenda e della esistenza degli elementi discriminanti le due categorie di lavoro.

In un giudizio promosso da un tutor universitario innanzi il Tribunale di Bari, ad esempio, è stata riconosciuta la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, essendo stata fornita la prova della “sottoposizione della lavoratrice al potere direttivo dei coordinatori e dei responsabili della didattica” ,nonché degli ulteriori indici della subordinazione quali “la messa a disposizione delle energie lavorative tramite l’obbligo di presentazione quotidiana sul posto di lavoro e la costante reperibilità, la continuità del rapporto, l’inserimento nell’organizzazione produttiva, l’osservanza di orari prestabiliti, l’utilizzo delle attrezzature datoriali, l’assenza di rischio, la corresponsione di una retribuzione periodica e predeterminata a prescindere dal risultato finale.”

In una fattispecie sostanzialmente simile, con sentenza n. 664 del 19 febbraio 2016, la Corte di Appello di Roma, accogliendo le difese svolte dalla società datrice di lavoro – rappresentata e difesa dallo Studio Legale Lombardo –, ha, invece, ritenuto infondato l’appello volto al riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro dalla stessa svolto in qualità di tutor per la preparazione degli studenti agli  esami universitari, sulla base dell’insussistenza, nella vicenda esaminata, del rapporto di eterodeterminazione, nonostante la presenza degli indici sussidiari.

Tali pronunce sono la prova di come sia necessario rivolgersi ad uno studio di professionisti per tutelare i propri diritti, al fine di poter avere ogni utile informazione in ordine alle possibili criticità di un contenzioso ed essere assistiti in giudizio.

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