Responsabilità della struttura ospedaliera


Responsabilità della struttura ospedaliera

Quali sono le responsabilità della struttura ospedaliera?

In tema di responsabilità medica, particolarmente delicata risulta essere la questione relativa alla responsabilità della struttura sanitaria di primo soccorso in ipotesi di inadeguatezza delle prestazioni erogate. Si tratta di una responsabilità che assume una rilevanza notevole in quanto relativa a violazioni che incidono sul bene primario della salute, tutelato e riconosciuto pienamente come diritto fondamentale dalla stessa Costituzione italiana.

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La giurisprudenza ha più volte chiarito che il paziente che viene “accettato” in una struttura sanitaria per ivi ricevere assistenza ospedaliera, contrae a tutti gli effetti un contratto di prestazione d’opera atipico cd. “di spedalità”. La struttura sanitaria dunque, all’atto dell’accettazione del paziente, si impegna ad erogare a quest’ultimo tutte le prestazioni medico sanitarie necessarie a tutelarne la salute. Nel fare ciò la struttura ospedaliere, per il tramite del personale medico in essa operante, deve attenersi a regole di diligenza specifiche.

A norma di legge, ogni struttura sanitaria è tenuta al rispetto di specifiche regole relative alla sua organizzazione interna, alle procedure di primo soccorso e alle risorse medico-sanitarie messe a disposizione dei pazienti. Può il rispetto di tali normative esimere da responsabilità l’ente ospedaliero in caso di inadeguatezza della prestazione medica?

A questa domanda la Corte di Cassazione, con sentenza n. 21090 del 19 ottobre 2015, ha dato risposta negativa.

La triste vicenda sottoposta all’attenzione del supremo collegio riguardava un caso di decesso di un paziente trasportato d’urgenza presso la divisione di pronto soccorso di una struttura ospedaliera dopo aver riportato gravissimi lesioni a seguito di un infortunio sul lavoro. Tuttavia, a causa di un ritardo nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e della mancanza di adeguate scorte ematiche per far fronte all’emergenza, il paziente decedeva successivamente al suo arrivo al pronto soccorso.

Nel successivo giudizio per il risarcimento del danno subito dai parenti del paziente deceduto, la struttura ospedaliera si difendeva sostenendo di aver pienamente rispettato le normative nazionali e regionali in punto di dotazioni minime della struttura ospedaliera di pronto soccorso.

La Cassazione, rigettando la posizione assunta dall’ente ospedaliero, ha ritenuto che il rispetto della normativa vigente in materia di organizzazione delle strutture di primo soccorso non esime affatto l’ente sanitario da responsabilità se le condotte degli operatori siano valutate comunque inadeguate.

Per giungere a tale conclusione, la Corte opera un interessante parallelo con la responsabilità della Pubblica Amministrazione in tema di sinistri dovuti a mancata manutenzione stradale. In questo diverso settore, rileva la Corte, si è andato affermando il principio per cui la P.A. è tenuta a rispettare anche le regole di comune diligenza e prudenza, se del caso anche ulteriori e diversi rispetto a quelle sull’organizzazione minima o sui requisiti di sicurezza. Secondo i giudici di legittimità, tale principio non può che assumere una valenza generale. Pertanto non basta che una struttura ospedaliera – pubblica o privata – rispetti la dotazione o le istruzioni previste dalla normativa vigente per andare esente da responsabilità nel caso in cui queste risultino manifestamente inadeguate a far fronte ad un emergenza.

In tema di responsabilità medica, dunque, l’ente ospedaliero è obbligato, oltre ad osservare le normative di ogni rango in tema di dotazione e struttura delle organizzazioni di emergenza, a tenere in concreto, per il tramite dei suoi operatori, condotte adeguate alle condizioni disperate del paziente, adottando di volta in volta le determinazioni più idonee a scongiurare l’impossibilità di salvataggio del soggetto leso.

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