Quali sono le responsabilità del medico per danno da nascita indesiderata?


Quali sono le responsabilità del medico per danno da nascita indesiderata?

Esiste un diritto a non nascere se non sani? Da quali elementi può desumersi la volontà della madre di interrompere la gravidanza in ipotesi di malformazioni genetiche del feto? Quali sono le responsabilità del medico per danno da nascita indesiderata?

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Sono queste le domande a cui le Sezioni Unite della Cassazione dovranno fornire una risposta a seguito dell’ordinanza di rimessione n. 3569/2015 della Terza Sezione dalla Suprema Corte.

Entrambe le questioni – di notevole interesse anche da un punto di vista etico morale – rilevano sotto il profilo della risarcibilità del danno conseguente l’omessa diagnosi di malformazioni congenite da parte del medico. Al riguardo, numerosi sono i contrasti sorti negli anni a livello giurisprudenziale.

DIRITTO A NON NASCERE: È POSSIBILE PRETENDERE UN RISARCIMENTO?

Quanto al controverso diritto a non nascere se non sani, parte della giurisprudenza ne ha nettamente escluso la configurabilità, negando in tal modo al minore la facoltà di pretendere il risarcimento del danno a carico del medico che – col suo inadempimento – abbia privato la madre della possibilità di accedere all’interruzione della gravidanza.

Di contro, altra parte della giurisprudenza ha ritenuto che il diritto al risarcimento del danno possa essere fatto valere anche dal minore affetto da malformazioni, in ragione delle difficoltà e dei costi derivanti dalla propria peculiare condizione di salute.

E SE LA MADRE VUOLE INTERROMPERE LA GRAVIDANZA?

Controversa è altresì la questione relativa all’onere della prova circa la volontà della madre di non portare a termine la gravidanza in caso di rilevate malformazioni del feto. Al riguardo, parte della giurisprudenza ha ritenuto sufficiente la mera allegazione che la madre avrebbe optato per l’interruzione della gravidanzaqualora fosse stata correttamente informata circa lo stato di salute del nascituro.

Altra parte della giurisprudenza, al contrario, ha ritenuto che, in mancanza di una preventiva inequivocabile dichiarazione di voler interrompere la gravidanza, la mera richiesta di un accertamento diagnostico non costituisce elemento sufficiente a provare la volontà della madre di abortire in caso di malattia genetica del nascituro.

Come risulta evidente da questa breve ricognizione dei principali orientamenti emersi in materia, le questioni sottoposte al vaglio delle Sezioni Unite si presentano particolarmente complesse e delicate. Quale che sia la posizione che assumeranno i giudici di legittimità al riguardo, non vi è dubbio che la decisione delle Sezioni Unite rappresenterà un passaggio fondamentale in materia di responsabilità medica.

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