No ad usura nel contratto di Mutuo – Tribunale di Roma

Ancora un successo per lo Studio Legale Lombardo. Con sentenza n. 15943/2019, il Tribunale Civile di Roma, infatti, ha aderito alla linea difensiva proposta dallo Studio, e prevalente in  giurisprudenza, rigettando in toto le richieste avanzate dalla parte attrice. La causa in questione  era stata intentata da un correntista nei confronti della propria banca al fine di far dichiarare la usurarietà dei tassi di interesse applicati al rapporto di mutuo, e, per l’effetto, ottenere la condanna dell’Istituto di Credito alla restituzione delle somme versate indebitamente a titolo di interessi non dovuti,  oltre ed in ogni caso al risarcimento dei danni per l’avvenuta violazione dei canoni di buona fede e correttezza nello svolgimento del rapporto contrattuale. Il correntista mutuatario giungeva a tale conclusione sulla base di una errata considerazione, ovvero che, siccome in caso di ritardo nel pagamento della rata l’interesse di mora veniva calcolato sull’intero ammontare della rata scaduta (comprensivo di una quota capitale e di quota di interessi corrispettivi), il tasso effettivamente applicato al contratto doveva essere individuato mediante la somma algebrica tra la misura del tasso di mora e quella del tasso corrispettivo. Come sostenuto dal nostro team di avvocati esperti in diritto bancario e, successivamente, condiviso  in pieno anche dal Giudice, tale prospettazione è errata e mai si può giungere ad una sommatoria tra i diversi tassi di interesse applicato al contratto in quanto, sebbene sia ormai pacifica in giurisprudenza la tesi incline ad estendere la verifica sulla usurarietà del rapporto anche agli interessi di mora, tale verifica tuttavia non può prescindere dalla diversa natura e funzione che siffatta tipologia di interessi svolge, che la differenzia dagli interessi corrispettivi anche in relazione alla base di calcolo su cui vengono poi in concreto applicati (il tasso corrispettivo viene determinato in relazione al capitale residuo non ancora scaduto, il tasso di mora si determina in funzione di una quota capitale già scaduta e non pagata).Su tali presupposti, dunque, legittima deve considerarsi la pattuizione contrattuale secondo la quale gli interessi moratori possono computarsi sull’intera rata scaduta, comprensiva della quota di interessi corrispettivi: l’art. 3 della Delibera CICR del 9 febbraio 2000, dettata in attuazione del testo dell’art. 120 TUB vigente al momento della conclusione del contratto, stabiliva che: “nelle operazioni di finanziamento per le quali è previsto che il rimborso del prestito avvenga mediante il pagamento di rate con scadenze temporali predefinite, in caso di inadempimento del debitore, l’importo complessivamente dovuto alla scadenza di ciascuna rata può, se contrattualmente stabilito, produrre interessi a decorrere dalla data di scadenza e sino al momento del pagamento. Su questi interessi non è consentita la capitalizzazione periodica”.

In conclusione possiamo affermare che tasso corrispettivo e tasso moratorio assurgono a funzioni diverse tra loro, dettate dalla loro stessa natura, e mai possono essere sommati, ma semmai gl’uni si sostituiscono agli altri. Al fine di valutare la loro legalità o meno, sarà sufficiente confrontarli con i relativi tassi soglia dettati dalla Banca d’Italia.