Licenziamento illegittimo: quando lo statuto dei lavoratori tutela i diritti del dipendente

L’art. 18 della Legge 370/1970 (Statuto dei Lavoratori) viene introdotto nel nostro ordinamento più di trentacinque anni fa, al fine di tutelare i diritti di quei lavoratori dipendenti che subiscono un licenziamento illegittimo.

La disciplina così prevista, tuttavia, ha sin da subito determinato la nascita di due schieramenti opposti, uno volto alla strenua difesa della norma, l’altro in favore dell’abolizione della stessa.

Tale divergenza di opinioni ha visto contrapposti non solo i partiti politici, ma anche le stesse organizzazioni sindacali, comportando così l’esigenza di riformare la predetta norma.

È nel 2012 che, infatti, veniva completamente revisionata la disciplina dei licenziamenti individuali, con particolare riferimento al regime sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi previsto dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Ed invero, la legge 92/2012 (la cd. Riforma Fornero) introduceva un procedimento speciale per l’impugnazione di quei licenziamenti ingiustificati – intimati successivamente alla data del 18 luglio 2012 – al fine di garantire una risoluzione più celere delle controversie così insorte.

La riforma, in particolare, introduceva l’obbligo per il datore di lavoro di attivare, prima della comunicazione del licenziamento (nelle aziende con più di 15 lavoratori), una procedura di conciliazione obbligatoria, nonché di specificare espressamente nella lettera di licenziamento i motivi che lo avevano determinato.

La legge 92/2012, inoltre, riduceva da 270 a 180 giorni il termine di prescrizione entro cui deve essere depositato il ricorso giudiziale innanzi al Giudice del Lavoro competente per territorio.

Il mancato rispetto di tale termine – applicabile, si badi bene, ai soli licenziamenti intimati dopo il 18 luglio 2012 – comporterà la perdita del diritto di agire in giudizio.

Restava, invece, invariato il termine di decadenza per impugnare il licenziamento (60 giorni dalla comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro).

Esaminando, dunque, le novità apportate dalla Riforma Fornero, conclusivamente si può affermare che:

– prima della Legge 92/2012 i lavoratori illegittimamente licenziati potevano usufruire (i) della tutela reale prevista dall’art. 18 della Legge 300/1970 per le aziende con più di 15 dipendenti, con diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al risarcimento del danno o (ii) della tutela obbligatoria, prevista dall’art. 8 della Legge 604/1966 per le aziende fino a 15 dipendenti, con diritto alla riassunzione o, in alternativa, al risarcimento del danno;

– dopo la Riforma Fornero (L. 92/2012) rimane inalterata la tutela obbligatoria per i lavoratori che prestano la propria attività in aziende sino a 15 dipendenti, mentre il regime della tutela reale viene completamente modificato, mediante la puntuale previsione di ipotesi in cui il lavoratore avrà diritto alla sola tutela economica e non anche alla reintegrazione nel posto di lavoro.

Ebbene, nonostante la Riforma abbia avuto il merito di prevedere puntualmente i regimi di tutela applicabili alle diverse ipotesi di licenziamento, la formulazione letterale della stessa continuava a suscitare diversi dubbi interpretativi con particolare riferimento al suo ambito di applicazione.

In particolare, dopo la Riforma Fornero residuava una lacuna normativa nel nostro ordinamento in ordine alla possibilità di applicare la disciplina prevista dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Rendendosi, pertanto, necessario l’intervento della Suprema Corte di Cassazione al fine di colmare tale vuoto legislativo, quest’ultima – con sentenza n. 24157 del 2015 – stabiliva che “in caso di licenziamento intimato al pubblico impiegato in violazione di norme imperative si applica la tutela reintegratoria di cui all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, come modificato dalla legge 92/2012”.

Tuttavia, a brevissima distanza dall’ultimo precedente, il Supremo Collegio tornava a pronunciarsi sul punto, ribaltando completamente la decisione assunta nel 2015.

Ed invero, con la sentenza n. 11868/2016, i Giudici di Legittimità sancivano che “ai rapporti di lavoro disciplinati dal d.lgs. 30.3.2001 n. 165, art. 2, non si applicano le modifiche apportate dalla legge 28.6.2012 n. 92 all’art. 18 della legge 20.5.1970 n. 300, per cui la tutela del dipendente pubblico in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva alla entrata in vigore della richiamata legge n. 92 del 2012 resta quella prevista dall’art. 18 della legge n. 300 del 1970 nel testo antecedente alla riforma”.

Ebbene, dopo aver puntualmente riportato quanto autorevolmente statuito dalla Suprema Corte, un quesito residua: potrà davvero considerarsi definito l’ambito di applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori?