Interventi giurisprudenziali su beni demaniali: lido del mare e spiaggia


Interventi giurisprudenziali su beni demaniali: lido del mare e spiaggia

La recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 15598 del 9 luglio 2014, ha messo in evidenza la questione riguardante la titolarità e la circolazione di particolari beni, definiti beni pubblici, in seguito alla messa in discussione della loro demanialità.

Prima di procedere all’analisi della stessa, occorre precisare che si parla di bene pubblico in sensosoggettivo se questo appartiene a un ente pubblico, ovvero alla società denominata “Patrimonio dello Stato s.p.a.”, riconosciuta come soggetto giuridico dalla legge 15 giugno 2002, n.112.

Si parla, invece, di bene pubblico in senso oggettivo quando lo stesso risulta assoggettato ad un regime particolare, che si differenzia in quanto alla disciplina dalla normale proprietà privata.

Spesso il confine tra proprietà pubblica e privata è labile, di guisa che il legislatore ha ritenuto necessario distinguere in questo ambito i beni demaniali  e i beni del patrimonio indisponibile.

Per quanto riguarda i beni demaniali distinguiamo i beni del demanio necessario e i beni del demanio accidentale: i primi possono appartenere solo allo Stato e tra essi rientrano il lido marittimo e le spiagge, oggetto della suddetta sentenza; i secondi possono appartenere sia ai privati che allo Stato o a Enti pubblici Territoriali, tra cui ad esempio le strade, le autostrade, gli edifici di interesse storico o archeologico.

Non c’è alcun dubbio che il lido del mare e la spiaggia facciano parte del demanio pubblico, in quanto lo prevede espressamente l’art. 822 c.c., nonché l’art. 28 del Codice della Navigazione. L’art. 823 c.c. prevede che i suddetti beni sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore dei terzi, al di fuori dei casi stabiliti dalle leggi speciali.

Su tale disposizione normativa, la Corte di Cassazione ha dovuto fondare la propria motivazione: il ricorrente, nel caso di specie, ha provato a mettere in discussione la demanialità di questo tipo di bene, rectius lido del mare, affermando che la stessa non fosse stata comprovata da parte dell’Amministrazione competente.

La giurisprudenza di legittimità qui citata, invece, ha ritenuto di rafforzare il concetto, specificando che per lido del mare si intende quella zona di riva  bagnata dalle acque, sino al punto che può essere coperto da mareggiate ordinarie, sia estive che invernali, escluse quelle dei momenti di tempesta.

Questa definizione non è stata colta dal testo normativo ma è stata recepita dalla dottrina che si è occupata della materia, la quale ha inteso colmare la lacuna legislativa, specificando una nozione di tal tipo.

La Corte precisa che, data l’esatta definizione, si ritiene impossibile un uso del bene de quo diverso da quello marittimo, ovvero privato. Nel caso di specie, discutendosi in ordine alla demanialità del lido del mare e della spiaggia, la Corte ha precisato che tale caratteristica è assoluta e, soprattutto, indipendente  da un eventuale accertamento da parte della P.A.

 

Ci si è chiesti se, qualora un soggetto sia proprietario di una porzione di bene privato, ad esempio un giardino che affaccia sul lido, sia dovuto un indennizzo a carico di questi per occupazione abusiva: la risposta appare certamente positiva nel momento in cui in occasione delle mareggiate il mare risale lungo il giardino del soggetto privato, sempre che l’area in questione fosse intestata catastalmente al Demanio.

La prova del danno sarebbe insita nella natura morfologica del bene di cui si tratta e nell’eventuale esclusione dell’uso pubblico attraverso un’apposita recinzione.

La sentenza ha precisato ulteriormente che lo stesso discorso di demanialità debba valere per quella parte di spiaggia costituita da tratti di terra prossimi al mare, sottoposti anche a mareggiate straordinarie.

L’unico concetto che resta oggetto di discussioni, anche se ridotte, è quello di arenile: la giurisprudenza di cui si parla ha, tuttavia, fatto riferimento ad una nozione ricavata dal combinato risultato di dottrine e sentenze precedenti. Esso rappresenta quel tratto di terraferma che risulta relitto dal normale ritirarsi delle acque e che può, in ogni caso, restare idoneo agli usi pubblici del mare.

La sentenza della Corte di Cassazione dei giorni scorsi ha ulteriormente specificato un concetto fondamentale del diritto civile e, in particolare, del diritto di proprietà: l’insieme dei beni demaniali costituisce un numerus clausus e non è possibile prevedere delle estensioni che consentano ad altri beni di rientrare in questa categoria, al di fuori di ogni previsione legislativa. Considerando gli arenili come un’espansione del concetto di spiaggia, l’inclusione degli stessi tra i beni demaniali non comporta una deroga a quanto detto.

In conclusione, per evitare dubbi interpretativi, la giurisprudenza ha individuato dei criteri ben precisi per qualificare un bene come demaniale: in primo luogo, l’area deve essere coperta generalmente dalle mareggiate; in secondo luogo, qualora non fosse sottoposta ad esse, deve essere utilizzata per uso marino; infine, il bene può essere sfruttato per usi che attengono alla navigazione, senza che a nulla rilevi la natura geologica del terreno su cui sorge l’area.