Equitalia: no al pignoramento della prima casa

Con l’entrata in vigore del D.l n. 69/2013, c.d. Decreto del fare (convertito con Legge 9 agosto 2013 n. 98), sono state introdotte nell’ordinamento importanti novità in materia di riscossione coattiva dei crediti da parte di Equitalia.

Una delle novità più rilevanti riguarda le limitazioni previste in materia di espropriazione forzata avente ad oggetto la prima casa.

Gli avvocati dello Studio Legale Lombardo hanno realizzato un approfondimento in merito, al fine di fornire sul punto un quadro sintetico e preciso.

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PIGNORABILITÀ DELLA PRIMA CASA: I NUOVI LIMITI INTRODOTTI DAL “DECRETO DEL FARE”

La normativa vigente prima dell’entrata in vigore dal D.l. n. 69/2013 prevedeva la possibilità per Equitalia, qualora il contribuente avesse maturato un debito complessivo nei confronti dell’Erario superiore a 20 mila euro, di procedere all’espropriazione forzata dei beni immobili del debitore, compresa la prima casa.

Al contribuente era riconosciuta la facoltà di concordare con l’ente della riscossione un piano di rientro, fino a un massimo di 72 rate, per provvedere al pagamento di quanto dovuto.

Con l’entrata in vigore del decreto del fare sono stati introdotti precisi limiti alla pignorabilità della prima casa da parte di Equitalia.

La normativa vigente impone, infatti, un divieto di procedere al pignoramento ogniqualvolta:

(i)            il bene oggetto di pignoramento è l’unico immobile posseduto dal contribuente;

(ii)           l’immobile rientra tra i fabbricati con destinazione catastale abitativa;

(iii)          l’immobile non è di lusso né classificabile come A8 (ville) o A9 (castelli);

(iv)          l’immobile costituisce residenza anagrafica del debitore.

Qualora ricorrano suddetti presupposti, dunque, Equitalia – o gli altri enti incaricati dal Governo – non potranno procedere al pignoramento dell’immobile del contribuente moroso.

Fuori dai casi sopra indicati, si segnala peraltro un’ulteriore novità introdotta dal D.l. n. 69/2013 e relativa alla modifica dell’importo minimo previsto per procedere al pignoramento. La soglia dei 20 mila euro, precedentemente prevista, è stata infatti notevolmente alzata e ad oggi è richiesto quale presupposto per procedere al pignoramento che l’importo del debito iscritto a ruolo sia superiore a 120 mila euro.

SULL’EFFICACIA DEL DIVIETO: LA CASSAZIONE AFFERMA L’EFFICACIA RETROATTIVA DELLA NORMA INTRODOTTA

Con sentenza del 12 settembre 2014 n. 19270 la Cassazione si è pronunciata sull’efficacia temporale delle norme che hanno introdotto le limitazioni al pignoramento della prima casa.

I giudici di merito hanno, infatti, chiarito che il divieto di pignoramento della prima casa introdotto dal decreto del fare non può ritenersi applicabile alle sole procedure di espropriazione avviate successivamente all’entrata in vigore delle norme in esso contenute.

Detto divieto, pertanto, dovrà essere applicato anche a tutti i procedimenti esecutivi che, sebbene avviati prima dell’entrata in vigore del decreto, siano ad oggi ancora in corso.

La Corte di Cassazione ha quindi esteso il divieto di pignoramento a tutti gli immobili soggetti a procedure di esecuzione forzata ad oggi pendenti, salvo il caso di immobili c.d. di lusso.

ISCRIZIONE DI IPOTECA DA PARTE DI EQUITALIA: RESTA INVARIATA LA DISCIPLINA IN MATERIA

Se il decreto del fare ha inciso profondamente sulla disciplina riguardante i pignoramenti immobiliari da parte di Equitalia, nulla cambia per quanto attiene la possibilità per l’ente della riscossione di iscrivere ipoteca sui beni immobili del contribuente.

Resta così immutato il regime della misura cautelare per i beni immobili previsto dall’art. 76 DPR. 602/1973, come modificato dall’art. 16 del D.Lgs. 46/1999.

Equitalia, dunque, potrà procedere ad iscrivere ipoteca anche sugli immobili adibiti a prima casa purché il debito del contribuente superiori i 20 mila euro e l’agenzia di riscossione abbia provveduto alla regolare notificata del preavviso al debitore almeno 30 giorni prima dell’iscrizione.

Sul punto, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 19667/2014, ha infatti stabilito è illegittima l’ipoteca iscritta qualora non sia stato dato congruo preavviso al contribuente. Ciò in quanto è previsto a livello nazionale (l. 241/1990 in materia di procedimento amministrativo e l. 212/2000 sullo Statuto dei diritti del contribuente) ed europeo (sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 18 dicembre 2008, in causa C-349/07 Sopropè) il diritto per il contribuente di partecipare in modo attivo al contenzioso col Fisco, mediante l’esposizione delle proprie ragioni prima dell’esecuzione della misura cautelare.

Ulteriore vizio che rende illegittima l’iscrizione dell’ipoteca riguarda il difetto di motivazione laddove il provvedimento di iscrizione non indichi chiaramente la somma per la quale è stata iscritta l’ipoteca.

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