CTU CONTABILE: una speranza in più per i correntisti

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Innumerevoli sono ormai i giudizi promossi nei confronti degli Istituti di Credito, al fine di far accertare l’applicazione da parte delle Banche di interessi eccedenti la soglia individuata dalla Banca d’Italia a tutela dei correntisti.

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Da tale constatazione nasce l’esigenza di soffermarsi su uno dei temi oggetto di dibattiti nell’ambito di questa questione e, segnatamente, l’ammissibilità della Consulenza Tecnica Contabile d’Ufficio per esaminare l’effettiva sussistenza, nei singoli casi sottoposti all’attenzione dei Giudicanti, di tassi d’interesse usurari.

La necessità di esaminare la sentenza n. 5091 del 15 marzo 2016 sorge proprio dai dubbi che, a seguito dell’emissione del predetto provvedimento giurisdizionale, residuano in ordine all’onere della prova posto dal nostro ordinamento in capo al correntista.

Al riguardo, si osserva che risultava pressoché pacifico il principio giurisprudenziale per cui coloro che agivano in giudizio contro una Banca – al fine di chiedere la dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali previste nel rapporto di conto corrente – avevano l’onere di produrre in giudizio tutta la documentazione comprovante quanto asserito.

Ed invero, solo la prova dei costi, delle spese sostenute e dei tassi d’interesse applicati avrebbe potuto giustificare l’eventuale condanna della Banca convenuta alla restituzione delle somme percepite illegittimamente.

Numerose sono state, infatti, le vicende in cui i giudici di merito rigettavano le domande formulate dai correntisti in ragione della mancata prova in giudizio di quanto contestato alle Banche.

Le richieste istruttorie, avanzate solo successivamente, venivano considerate dai Giudici chiamati a pronunciarsi su questioni concernenti fattispecie di usura e anatocismo, del tutto ininfluenti ai fini della decisione perché “esplorative”.

Ebbene, l’orientamento giurisprudenziale consolidato in tal senso risulta oramai  contestabile, alla luce di quanto statuito nel marzo 2016 dalla Suprema Corte di Cassazione.

Ed invero, nel caso in esame – deciso con sentenza n. 5091/16 – due correntisti agivano in giudizio contro una Banca, al fine di ottenere la dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali apposte a due rapporti di conto corrente, nonché la restituzione delle somme indebitamente percepite dall’Istituto di Credito.

Nello specifico, parte attrice chiedeva la dichiarazione di nullità dei contratti stipulati con la Banca, in ragione dell’applicazione ai rapporti oggetto di contestazione di tassi d’interesse usurari e anatocistici.

Ebbene i giudici di merito rigettavano le richieste istruttorie avanzate dai correntisti (CTU contabile e ordine di esibizione) qualificando le stesse come “meramente esplorative”.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello, infatti, deducevano che gli attori non avevano fornito alcuna prova di quanto contestato in ordine alla condotta tenuta dalla Banca convenuta.

Nonostante quanto statuito risultasse conforme all’orientamento giurisprudenziale prevalente in materia, la Suprema Corte – ribaltando la decisione precedentemente assunta dai Giudici di merito – statuiva che (i) non ha natura esplorativa la consulenza intesa a ricostruire l’andamento di rapporti contabili non controversi nella loro esistenza (ii) la richiesta di esibizione non può mai essere considerata esplorativa, quando è indubbia l’esistenza di rapporti di conto corrente”, (iii) per rigettare una richiesta istruttoria la documentazione degli atti deve essere non solo insufficiente, ma anche irrilevante”.

Muovendo da tali assunti la Suprema Corte stabiliva un principio di diritto idoneo ad invertire un orientamento che sembrava ormai essersi consolidato.

I Giudici di legittimità, infatti, con una sola pronuncia sembrano aver stabilito l’assoluta rilevanza della Consulenza tecnica contabile e dell’ordine di esibizione in materia di contenzioso bancario.

Considerato quanto esposto – a soli pochi mesi dalla pubblicazione del provvedimento in esame – ci si limita ad osservare come quanto statuito con sentenza n. 5091/2016 avrà un impatto fondamentale sull’esito dei prossimi giudizi promossi contro gli Istituti di Credito, nonché sui rapporti tra Banca e cliente.

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