Contratto di mutuo: In caso di superamento della soglia di usura, rimane valida la clausola di salvaguardia di riduzione automatica del tasso applicato e sono dovuti gli interessi corrispettivi.

Con la Sentenza n. 7476/2019 del 28.11.2019, la Corte di Appello di Roma, accogliendo l’impugnazione proposta da un noto Istituito di Credito – patrocinato dal nostro team di avvocati esperti in diritto bancario – ha ritenuto la validità della “clausola di salvaguardia” che le Banche generalmente inseriscono nei contratti di mutuo in forza della quale, in caso di superamento del tasso soglia usura, non si determina la nullità dell’intera pattuizione relativa agli interessi corrispettivi (con conseguente gratuità del mutuo ex art. 1815, 2 comma, c.c.), ma il saggio degli interessi viene automaticamente ricondotto nei limiti del tasso soglia pro tempore vigente ex Legge n. 180/96.

Tale pronuncia si colloca nel solco dell’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, da ultimo quello della Sentenza n. 26286/2019 della Suprema Corte di Cassazione richiamata dalla Corte territoriale capitolina, cosicché «l’inserimento di una clausola “di salvaguardia”, in forza della quale l’eventuale fluttuazione del saggio di interessi convenzionale dovrà essere comunque mantenuta entro i limiti del c.d. tasso soglia antiusura previsto dalla legge n. 180/96 art. 2 comma 4, trasforma il divieto legale di pattuire interessi usurari nell’oggetto di una specifica obbligazione contrattuale a carico della banca, consistente nell’impegno di non applicare mai, per tutta la durata del rapporto, interessi in misura superiore a quella massima consentita dalla legge».

A ben vedere, la decisione in commento, appare coerente con lo spirito dei principi regolatori della materia, atteso che, se da una parte il Legislatore ha inteso tutelare i clienti delle Banche e degli intermediari finanziari dai fenomeni di usura, dall’altra parte ha voluto anche proteggere il legittimo affidamento che gli Istituti di credito ripongono sulla validità degli impegni contrattuali assunti dal mutuatario cosicché, laddove vi fosse un qualche sforamento rispetto al c.d. tasso soglia, la misura degli interessi dovuti sarebbe comunque pari al massimo consentito dalla Legge.

Tale meccanismo, del resto, scoraggia anche quanti volessero lucrare sull’invalidità della clausola prevedente gli interessi corrispettivi per presunto superamento del tasso soglia, al fine di poter restituire alla Banca il solo capitale finanziato (e, peraltro, anche a rate), così di fatto determinando un danno per gli Istituti di credito, danno che il Legislatore, con la previsione di cui all’art. 1815, 2 comma, c.c. di certo non voleva procurare.

Avv. Fabio D’Addario