Combattere gli affitti in nero

combattere gli affitti in nero

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 50 del 14 marzo 2014 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del sistema sanzionatorio introdotto dal D.lgs. n. 23/2011 per combattere gli affitti in nero.

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Le norme oggetto di censura (art. 3, commi 8 e 9, D.lgs. n. 23/2011) stabilivano, per le ipotesi di mancata o tardiva registrazione del contratto di locazione ad uso abitativo, l’automatica riduzione del canone di locazione annuo e la determinazione della durata del contratto in 4 anni, prorogabili per altri 4; identico regime era previsto poi con riferimento ai contratti registrati per un importo inferiore a quello effettivo.

Detta disciplina, chiaramente limitativa dei diritti dei locatori, è stata sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale che ne ha dichiarato l’incostituzionalità per eccesso di delega, risultando  la stessa “del tutto priva di copertura da parte della legge di delegazione”.

I giudici della Consulta hanno, infatti, rilevato l’assoluta estraneità delle disposizioni dettate in tema di affitti in nero rispetto all’oggetto e alle finalità della legge delega n. 42 del 2009 (individuazione dei principi fondamentali per una corretta gestione della finanza locale), in quanto destinate esclusivamente a inserire elementi giuridici per un contratto di locazione per scopi abitativi nel momento in cui la registrazione dei contratti abbia subito dei ritardi, nonostante siano presenti sanzioni.

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