Calcolo dei tassi di interesse usurari


Calcolo dei tassi di interesse usurari

“Ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.

Così si esprimeva solo qualche mese fa e precisamente il 19 gennaio 2016, la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 801/16.

Tale pronuncia si era resa necessaria per definire il giudizio promosso contro una Banca in ragione dell’applicazione ad un contratto di mutuo di tassi d’interesse eccedenti la soglia d’usura.

Dal provvedimento richiamato, tuttavia, sorge l’esigenza di chiarire cosa debba intendersi per “usura”, nonché per “interessi usurari”.

Definizione di interessi usurari

In primo luogo, occorre osservare che il superamento della soglia d’usura potrà essere accertato al momento della sottoscrizione del contratto, esaminando le condizioni ivi apposte (cd. usura originaria), oppure successivamente al pagamento delle rate (cd. usura sopravvenuta).

In particolare, in tutte le ipotesi in cui i tassi d’interesse – sin dalla loro pattuizione – superino il tasso soglia (calcolo che andrà effettuato sulla base dei tassi medi rilevati trimestralmente dal Ministero del Tesoro) la relativa clausola contrattuale sarà nulla ed alcun interesse sarà dovuto.

Qualora, invece, il superamento del tasso soglia dovesse verificarsi durante il rapporto per effetto della variazione dei tassi applicati, dovrà procedersi ad un nuovo calcolo che tenga conto dell’inesigibilità della parte relativa agli interessi usurari.

Ciò posto, è evidente come il ruolo svolto dalla Banca d’Italia sia fondamentale per la definizione delle controversie insorte tra Banca e cliente per l’illegittima applicazione di tassi d’interesse usurari.

Ed invero, nonostante la Legge 108/96 all’art. 2 preveda che:

“Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai sensi degli articoli 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura”

di fatto la predetta rilevazione viene compiuta dalla Banca d’Italia che – mediante i dati statistici inviati dagli intermediari finanziari – trasmette al Ministero la media ottenuta.

I tassi soglia così individuati saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale e, pertanto, chiunque ne abbia interesse potrà verificare il corretto operato dell’Istituto di Credito.

Al fine di accertare l’usurarietà dei tassi d’interesse applicati al singolo contratto, quindi, sarà necessario effettuare la verifica tenendo conto dei tassi soglia vigenti alla data di sottoscrizione del contratto.

Determinazione del tasso contrattuale effettivo

Diversi dubbi residuano ancora, invece, rispetto all’esatta determinazione del tasso contrattuale effettivo.

In primo luogo è indispensabile comprendere le nozioni di Tasso Nominale e di TAEG/ISC (Tasso Annuo Effettivo Globale – Indicatore Sintentico di Costo). Il primo coincide con il tasso indicato nel contratto; il secondo, comprendendo altresì tutte le spese da sostenersi per l’erogazione del mutuo, indica l’effettivo costo sostenuto dal cliente.

Ciò premesso, non resta che soffermarsi brevemente su una delle questioni più dibattute in materia di contratti bancari: la rilevanza o meno del tasso di mora ai fini della verifica del superamento del tasso – soglia d’usura.

Ebbene, a tal riguardo, si riporta quanto autorevolmente stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 350/2013:

“ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 c.c. e dell’art. 644 c.p. si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito nella legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo, e quindi anche a titolo di “interessi moratori”.

Nonostante, dunque, nei giudizi promossi per ottenere la restituzione delle somme indebitamente percepite dalle Banche, queste ultime continuino strenuamente ad affermare che “il tasso moratorio non rileva al fine di accertare il superamento della soglia d’usura”, corre l’obbligo di osservare come tale tesi risulti, allo stato, supportata esclusivamente dalla giurisprudenza di merito e non anche dai Giudici di Legittimità che non hanno ritenuto, infatti, di doversi pronunciare nuovamente sull’argomento.